domenica 26 dicembre 2010

GODZILLA CONTRO LE BALENIERE


Con l’inizio della stagione di caccia ai grandi cetacei da parte del Giappone, è partita da Hobart in Tasmania (Australia) la nuova nave degli attivisti dell’organizzazione "Sea Shepherd" - un battello intercettore superveloce di 30 metri - dal nome Gojira (ovvero Godzilla). Con il suo equipaggio di 11 marinai, raggiungerà in mare aperto le altre due navi dell’organizzazione, la Steve Irwin e la Bob Barker, con a bordo altri 80 attivisti. "I giapponesi – ha affermato Paul Watson, fondatore dell’associazione – non hanno visto profitti da cinque anni a causa del nostro intervento e sono già in debito di duecento milioni di dollari. Più di novanta persone metteranno a rischio la vita contro una flotta di una decina di baleniere. Siamo meglio attrezzati, abbiamo l’equipaggio più numeroso ed esperto. E con il vantaggio di arrivare prima e di aspettarli, c’è una buona possibilità di cacciarli via per sempre dall’Oceano Antartico".

mercoledì 22 dicembre 2010

ANCORA SU HARLOCK…


Visto che abbiao parlato dei fumetti di Harlock realizzati da autori occidentali, ecco qualche appunto sui live action made in Occidente, e in Oriente.
Negli ultimi anni si sono rincorse le voci relative a un live action dedicato a Capitan Harlock. Prima sono state compagnie francesi a suggerire un possibile progetto, poi arenatosi. In seguito, l’intenzione di far indossare benda e mantello a un attore in carne e ossa è venuta alla casa di produzione cinematografica coreana Eight Peaks. Lo stesso Matsumoto Leiji ha confermato di aver più volte ricevuto proposte in tal senso, dimostrandosi però dubbioso in materia. In tempi recenti, invece, la Toei (che in Giappone ha prodotto gli anime di Harlock) si sta impegnando nella creazione di un una pellicola in CG. Va anche segnalato che nel 2007 un gruppo di spagnoli, capitanato da Miguel Mesas, ha realizzato un cortometraggio amatoriale, con veri attori ed effetti in computer grafica, della durata di circa tre minuti.

Il Capitano in Computer Graphic. © Leiji Matsumoto/Toei

ALTRI BIGLIETTI DAL GIAPPONE

Ecco un altro paio di biglietti d'auguri provenienti dal Giappone e, ovviamente, dedicati alle festività natalizie.


LE CARAMELLE DI KITARO


Davvero buone le mou di Kitaro contenute in questa scatolina. Per chi non conoscesse questa serie di Shigeru Mizuki, realizzati a sprazzi a partire dal 1959, gli episodi del manga solo a metà anni Sessanta acquisiscono una periodicità stretta e il titolo definitivo Hakaba no Kitaro (“Kitaro del cimitero”). La serie racconta le storie horror, ma anche grottesche e divertenti, di Kitaro, un ragazzino che in ogni episodio deve affrontare macabri misteri e temibili mostri, inventati o prelevati dal folklore nipponico. Caratteristica peculiare del personaggio è che in una cavità oculare ospita lo spettro del padre defunto che lo aiuta nelle sue imprese. Nel 1965 viene trasformato in una serie animata in 65 episodi, Gegege no Kitaro (“Kitaro il ributtante”), che per qualche tempo diviene anche il titolo del fumetto. In seguito dà vita ad altre trasposizioni.

domenica 12 dicembre 2010

FRAPPUCCINO NATALIZIO


Non sappiamo come funzioni negli States, ma in Giappone a dicembre gli Starbucks si scatenano offrendo una varietà di frappuccini "addobbati" con cioccolato, cannella, caramelle, marshmallows e ogni altro genere di roba dolce. Spettacolari da guardare ma anche buoni da bere (certo nulla hanno a che fare col vero cappuccino).

AUGURI DAL GIAPPONE

Nonostante non si tratti di una festa indigena (e tecnicamente infatti non è festa), anche in Giappone a Natale fioccano i biglietti di auguri. Eccone un paio.


domenica 5 dicembre 2010

5 DICEMBRE

"Il 5 dicembre fu una splendida giornata. Alla base H. vidi le scintillanti sagome argentee della squadriglia da combattimento degli aerei supersonici F 104, allineati sul campo di volo. Gli addetti al controllo si stavano occupando dello 016 che mi avrebbe ospitato. Era la prima volta che vedevo gli F 104 riposare così quietamente. Ero solito osservarli con adorazione mentre volavano. Non facevo quasi in tempo a vederli che, a angolo acuto, rapidi come divinità, squarciavano il cielo azzurro e sparivano. Avevo sognato a lungo l'attimo in cui avrei potuto esistere là dentro, in quel punto. Che forma di esistenza era quella! Che splendida dissolutezza! Poteva esserci un insulto più folgorante per uno spirito che rimaneva ostinatamente seduto? Perché lacerano il cielo? Perché squarciano fulmineamente come un colpo di pugnale quella immensa tenda azzurra? Chi non vorrebbe essere quella lama affilata nel cielo?"

da "Sole e acciaio" di Yukio Mishima, del 1968

venerdì 3 dicembre 2010

GAIJIN HARLOCK


Assieme all'amico Igor Gobbi, il Castellazzi sta mettendo insieme un libercolo per il mercato spagnolo dedicato a Capitan Harlock. Eccone un assaggio, incentrato sui fumetti del pirata spaziale prodotti in Occidente.

Il grosso pubblico ne è probabilmente all’oscuro, ma, al di fuori del Giappone, diverse storie di Capitan Harlock sono state realizzate da artisti gaijin, “stranieri”.
Alla fine degli anni Settanta, le televisioni italiane vennero “occupate” da decine di anime a ogni ora del giorno. Quei prodotti, acquistabili a costi relativamente bassi, entusiasiasmavano i ragazzi e spingevano i canali TV, specie quelli privati, a farne incetta. Parallelamente, cominciò a svilupparsi anche il mercato editoriale. All'epoca, però, a parte alcuni casi limitatissimi (come Il Grande Mazinga e Candy Candy), gli editori italiani preferirono realizzare i fumetti di quei popolarissimi personaggi in casa, piuttosto che acquistarli dagli editori giapponesi, lontanissimi sia geograficamente sia mentalmente da un'editoria nostrana sempre molto artigianale e talvolta anche raffazzonata. Nacquero così una serie di pubblicazioni realizzate da autori italiani raggruppati in piccoli studi e che non firmavano le storie. Spesso in un formato vicino all'A4, e con 32 pagine a colori, questi pionieristici magazine manga potevano essere dedicati a un unico personaggio o, più frequentemente, contenere brevi storie di serie differenti.
Ad aprire le danze furono due pubblicazioni molto vendute all’epoca: La banda TV e Cartoni in Tivù. Entrambe le testate erano suddivise in modo tale da ospitare un numero sempre crescente di fumetti dedicati agli eroi giapponesi, scelti tra i più disparati in modo da soddisfare tutti i tipi di lettori. Le storie erano di norma molto brevi (da sei a otto pagine l’una) e caratterizzate da una sceneggiatura quanto mai semplice. Dal punto di vista grafico, il tratto era nella maggioranza dei casi piuttosto veloce e discontinuo, poiché per motivi di tempo vari disegnatori si alternavano alle matite. La banda TV offriva inoltre un incentivo in più all’acquisto, poiché alcuni numeri uscivano corredati da adesivi riproducenti le fattezze dei personaggi più in voga al momento. Tra le innumerevoli serie apparse sotto forma di fumetti su La banda TV e Cartoni in Tivù si segnalano Galaxy Express 999, Jeeg robot d’acciaio, Trider G7, Hurricane Polimar, Kyashan, Tekkaman, Daitarn 3, Judo Boy, Toriton, UFO Diapolon e molti altri.
Altre riviste per ragazzi adottarono una politica di tipo analogo, presentando “manga” di produzione italiana ispirati ai personaggi giapponesi di maggiore successo. La ERI, costola editoriale della RAI, dall’aprile del 1979 fece uscire TV Junior, settimanale
all’interno del quale era possibile trovare passatempi e rubriche ma, soprattutto, fumetti made in Italy legati a varie serie TV. Queste ultime vennero affidate in appalto a diversi studi: Immagini e Parole, Bierreci, Studio Smack, Staff di IF, Cartoon Studio. Tra le serie ospitate sulle le sue pagine vi erano Capitan Futuro, Remì, Mazinga Z, Astroboy e molte altre, incluso Capitam Harlock. Quest’ultimo era protagonista di storie a fumetti che seguivano a grandi linee, seppur in chiave maggiormente infantile, le trame degli originali episodi televisivi, fornendo quindi semplicemente una versione cartacea di quanto già visto sulle schermo, con uno stile di disegno che spesso variava da numero a numero. Gli episodi in questione furono successivamente raccolti nel volume Capitan Harlock Le Mie Avventure a Fumetti, sempre targato ERI.
Altro volume dedicato ada Harlock fu Capitan Harlock in difesa della Terra, del medesimo editore, nel quale le prime due puntate televisive della serie venivano adattate abbastanza liberamente, puntando su una narrazione più estesa e con qualche ritocco degli eventi, per esempio collocando il giovane Tadashi sull’Arcadia sin dal principio. Nel complesso si trattava di storie godibili da un pubblico di giovanissimi, ma assai lontane dai livelli qualitativi del manga e dell’anime originali.


Anche negli Usa il pirata spaziale è stato al centro di produzioni indigene. Nel 1989 la casa editrice Eternity Comics cominciò infatti a pubblicare alcune miniserie di Capitan Harlock interamente scritte e disegnate da autori americani. Nell'ottobre di quell’anno uscì la prima miniserie, composta da 13 numeri e dal semplice titolo Capitan Harlock, realizzata da Robert W. Gibson (testo) e Ben Dunn (disegni). Questa lunga storia era spezzata in quattro parti: “Capitan Harlock Returns” (nn. 1-3), “Eternal Wanderer Emeraldas” (nn. 4-6), “Sins of the Fathers” (nn. 7-10) e “Message in a Bottle” (nn. 11-13). Grazie a numerosi flashback, la serie era giocata sia sul periodo piratesco di Harlock, sia su quello militare (quando era ancora un ufficiale della Federazione Terrestre).
Il successo dell'iniziativa, certo non eclatante ma notevole per una piccola casa editrice, spinse la Eternity a ristampare la miniserie in volume e, soprattutto, a pubblicare nel novembre del 1990 la nuova mini in quattro numeri The Pirate Queen Emeraldas, affidato allo stesso team di autori con l'aggiunta di Tim Eldred come inchiostratore (che già aveva aiutato l’oberato Dunn sugli ultimi numeri della precedente serie).
Nel 1991 fu inoltre pubblicata la miniserie di sei numeri Death Shadow Rising, in cui la vecchia astronave di Capitan Harlock, la Death Shadow, tornava per combatterlo sotto la guida di Alexander Nevich, ex ufficiale della flotta terrestre. Anche questa volta i testi furono affidati a Robert W. Gibson mentre Tim Eldred subentrò a Ben Dunn anche per le matite. I due diedero vita a una storia che affiancava dramma e umorismo, arricchita da molte battaglie spaziali.
Sempre Gibson e Eldred realizzarono lo special natalizio del dicembre 1991 dal titolo A Captain Harlock Christmas Special, prologo alla successiva miniserie. Quattro numeri datati 1992, dal titolo Captain Harlock, the Fail of the Empire, nei quali alcuni sabotatori umanoidi si infiltrano nell’Arcadia per distruggerla.


Nel 1993 è la volta di Captain Harlock: the Machine People, altra mini di 4 affidata alla colladauta coppia Gibson e Eldred. Questa volta Harlock si scontra col popolo delle macchine visto nella serie Galaxi Express 999, facendo in tal modo proprio un “vizio” di Leiji Matsumoto, quello di far convivere serie e personaggi nel medesimo continuum narrativo.
Tutte le storie contenute nelle varie miniserie americane si situano cronologicamente prima del manga Capitan Harlock e subito dopo il film La mia giovinezza sull’Arcadia, utilizzando come riferimenti più gli anime che i manga dato che questi ultimi erano poco noti negli USA. Nei vari albi lo scrittore Gibson ha cercato di rimanere fedele alla figura di Harlock dipinta da Matsumoto, “Harlock infonde una visione di libertà nelle persone che lo circondano”, ha affermato lo scrittore americano in un'intervista, “è la libertà di scegliere la propria strada nella vita, e di fare qualsiasi cosa si voglia, senza preoccuparsi di quello che gli altri dicono dovresti essere”. Riguardo al lato grafico della serie bisogna sottolineare che Ben Dunn è il disegnatore che più si è avvicinato allo stile di Matsumoto grazie al proprio tratto di matrice nipponica (Dunn diverrà in seguito famoso grazie ai Ninja High School, vero e proprio manga americano) e dai risvolti umoristici, questo nonostante molte vignette da lui realizzate risultino povere negli sfondi e nella tecnologia, nonché dall'incerto tratteggio. Eldred ha segnato invece una svolta, realizzando delle tavole maggiormente occidentali, con una interpretazione più seria e più drammatica, a volte addirittura tragica, dei personaggi e della serie, rendendola così più distante, e allo stesso tempo più personale, rispetto a quella del suo creatore originario Leij Matsumoto.
Nel 1993, soddisfatta di quanto fino ad allora realizzato, l’Eternity era pronta a continuare la pubblicazione degli albi di Harlock, senonché (colpo di scena!) venne bloccata dalla Toei (proprietaria dei diritti) che le comunicò che l’agente statunitense che l’aveva autorizzata, dietro pagamento, a produrre gli albi di Harlock era in realtà un truffatore. La Toei non procedette legalmente nei confronti della Eternity, tuttavia le vietò di produrre nuove serie e di ristampare le vecchie. Finiva così l’avventura americana del pirata dello spazio, per una volta gabbato da un “pirata” terrestre in carne e ossa.

giovedì 2 dicembre 2010

MUSICA SPAZIALE


L’azienda nipponica Taito ha prodotto delle belle cuffie (o headphone per dirla all’anglofona) dedicate alla serie Yamato. Le cuffie sono disponibili in quattro versioni differenti (cambiano disegni e colori). Hanno un buon sound, sono ben imbottite e quindi comode da indossare, come dimostra anche la foto di Napoleone (il cane) intento a utilizzarle e invidiato da Speedy (il gatto).
Per chi volesse acquistarle, chiedere info a: fioridiciliegio@alice.it

martedì 16 novembre 2010

MANGA sui MANGA


I manga vantano una straordinaria capacità nell’autoraccontarsi. Il fumetto giapponese non solo non ha remore nel portare sotto la lente se stesso e i propri autori, ma sa farlo sia con ironia sia con grande rigore documentaristico. Cosa ancora più importante, è in grado di rendere avvincente anche ciò che, a un occhio poco allenato, potrebbe apparire come noiosa routine quotidiana, mentre al contrario è una scoppiettante miscela di sogno e sacrificio, di perseveranza e sregolatezza. I manga che narrano se stessi, che si citano e si autoderidono, che divengono metafumetto sono più numerosi di quanto si creda.

PRIMA TAPPA: TEZUKA
Moltissime informazioni sulla storia dei manga ormai si trovano nei manga stessi. Diversi autori hanno infatti raccontato la storia del fumetto giapponese attraverso biografie e autobiografie, saggi illustrati e raccontini posti in appendice ai volumi. Già Osamu Tezuka, soprannominato il “dio dei manga” a causa del suo impatto sul medium, talvolta raccontava la genesi delle sue opere in fondo ai volumi. È quanto accaduto in Astro Boy (Tetsuwan Atom in originale, la serie comincia nel 1952 ma le tavole in questione vengono aggiunte in ristampe successive), di cui è lo stesso Tezuka a svelare la genesi in una sorta di miniserial a puntate di tre tavole ognuna. Sempre Tezuka è al centro di due biografie che non solo fanno luce sulla sua figura e sulla sua opera, ma forniscono un quadro del mondo dei manga in generale, mostrandone l’evoluzione dal dopoguerra (quando Tezuka cominciò a diventare popolare) fino agli anni Ottanta (l’artista scompare nel 1989). La prima, Osamu Tezuka – una biografia manga (in originale Tezuka Osamu Monogatari) è quasi un’autobiografia – anche se realizzata nel 1992, dopo la morte del “protagonista” – dato che a firmarla è la Tezuka Production, lo studio/casa di produzione che gestisce tutte le opere del maestro. Con un tratto vicino a quello di Tezuka, anche se più freddo e meno spontaneo, e sfruttando alcuni dei suoi personaggi quali narratori, i quattro volumi che compongono l’opera si dipanano lungo la vita del “manga no kamisama”, ne approfondiscono le opere e immergono il tutto nel contesto storico, scattando così delle polaroid sul mondo dei manga in generale.
La seconda biografia, Tezuka secondo me (in originale Boku no Tezuka Osamu, del 1994), pur mantenendo un taglio documentaristico parte da una prospettiva maggiormente personale. Il suo autore, Takao Yaguchi, noto mangaka a sua volta (è per esempio l’autore di Sanpei ragazzo pescatore) riesce fara convivere nel corposo volume la propria biografia con quella di Tezuka, raccontando la personale scoperta dei manga del sensei e quindi l’influenza che questi ultimi hanno avuto sui suoi manga, oltre che sul pubblico di ragazzini giapponesi in genere. Mescolando sapientemente la vita quotidiana giapponese con la storia di Tezuka e la propria, Yamaguchi crea una vicenda ricca di curiosità che si legge d’un fiato pur essendo composta da quattrocento tavole.

STORIA DEI MANGA
La “via della biografia” viene seguita anche da altri artisti. Negli anni Settanta, Fujiko Fujio (pseudonimo dietro il quale si cela il duo di autori composto da Motoo Abiko e Hiroshi Fujimoto, i creatori di Doraemon) firma la serie in venti volumi Manga Michi (“La via del manga”). Ne sono protagonisti Michio Maga e Shigeru Saino, evidenti controparti cartacee di Abiko e Fujimoto, due ragazzini innamorati dei manga e degli anime. Incontratisi nel 1951 a scuola, i due cominciano a realizzare propri manga, studiano le opere di Tezuka (all’epoca molto attivo), inviano storie a Shonen Magazine, rivista che pubblica manga realizzati da studenti. Gli autori romanzano insomma la propria vita e la propria collaborazione e, nel farlo, ancora una volta raccontano i manga che stanno intorno a loro. Inoltre, i due svelano qualche trucco del mestiere. Mostrano come realizzare rudimentali cartoni animati disegnando sui bordi di un quaderno e facendo “flippare” le pagine con le dita. Scoprono che, osservando un disegno attraverso un bicchiere pieno d’acqua, il tratto diviene tremolante e tutto appare avvolto nel ghiaccio. Svelano le varie fasi del disegno: matita, china, ecc. Scorrendo le tavole, il lettore non solo diviene partecipe della loro avventura nel mondo dei manga, ma si fa un’idea precisa sul modo in cui un manga viene realizzato. Il tratto utilizzato è molto semplice, quasi infantile, nella migliore tradizione di Fujiko Fujio, ma sarebbe un errore considerare Manga Michi una serie per bambini, poiché, oltre a fornire una gran mole di informazioni sui manga e sulla loro creazione, è sicuramente coinvolgente e di piacevole lettura anche per un pubblico adulto.
Negli anni Duemila, muovendosi lungo la medesima lunghezza d’onda ma con un taglio maggiormente realistico, Yoshihiro Tatsumi scrive e disegna A Drifting Life, un volume di oltre 800 pagine in cui ripercorre la propria vita e carriera di mangaka dal 1945 al 1960. Estremamente minuzioso nel raccontare il fermento creativo che travolge il mondo del fumetto negli anni Cinquanta, Tatsumi snocciola una miriade di informazioni sui manga del tempo, mostrandone anche molte tavole. Materiale di grandissimo interesse per lettori e studiosi dei manga, dato che la maggior parte di quei titoli non è più reperebile neanche in Giappone. Tatsumi racconta anche l’ascesa di Tezuka, che incontra personalmente, ma presto il suo modo di fare manga si discosta da quello del “dio dei manga” per incamminarsi sulla via del gekiga, letteralmente “immagini drammatiche”, filone di cui è il fondatore e che punta su storie realistiche e drammatiche, che si staccano dal semplice intrattenimento avventuroso.


MANGA PER RIDERE
Vero e proprio specialista di manga sui manga è Kazuhiko Shimamoto, noto tra i suoi stessi colleghi per il fervore che mette nella professione di mangaka e a cui ha dedicato più di una serie. Sua è la lunga saga Pen, nata nel 1991 come volume unico col titolo Moeyo Pen, poi divenuta Hoero Pen (2001, 13 volumi) e Shin Hoero Pen (2005, 11 volumi), conosciuta anche come Comic Bomber e pubblicata in Italia col titolo Manga Bomber. Il protagonista, Moyuru Honoo, è un mangaka moderno perennemente alle prese con le deadline, le date di consegna, e con i mille problemi di una professione divertente ma anche assai frenetica. Come se non bastassero le difficoltà del lavoro e del vivere quotidiano, Moyuru deve affrontare anche killer che vogliono farlo fuori perché non apprezzano i suoi fumetti e rapinatori che si ispirano alle sue storie. Per non parlare del suo incubo quotidiano, Masked Editor, una ragazza mascherata mozzafiato che ha il compito di far rispettare le scadenze ai fumettisti. Il disegno è ricco di esasperazioni, come il pennino dell'artista che prende fuoco a causa dell'eccessiva velocità con cui disegna e le abbondanti linee cinetiche, che ricordano i manga sportivi. Il titolo è divertente e consigliato sia agli appassionati di manga che ai loro detrattori che desiderano riderne, mentre in appendice vengono ospitate delle utili lezioni a fumetti per diventare veri mangaka.
Kazuhiko Shimamoto firma anche il recentissimo (2008) Aoi Hono attualmente in corso di pubblicazione presso la nipponica Shogakukan. Il protagonista è sempre Moyuru Hono, ma questa volta le sue avventure sono precedenti a quelle di Manga Bomber, risalgono cioè agli anni Ottanta, quando è ancora uno studente che sogna di diventare un autore di fumetti. Divora quindi i manga di Rumiko Takahashi e Mitsuru Adachi, le cui tavole fanno più volte capolino nella serie, e si esercita a riempire i fogli bianchi con disegni e storie. Come consuetudine dell’autore, situazioni realistiche e umoristiche si mescolano in una narrazione serrata.
Visto che si parla di Shimamoto, va almeno citato anche Captain Animate, serie il cui protagonista, Anizawa Meito, questa volta non è un mangaka o un aspirante tale, ma un commesso, anzi uno store manager, di una nota catena specializzata nella vendita di manga e anime, quella stessa Animate che ne pubblica le avventure sul proprio catalogo/rivista mensile offrendo un nuovo punto di vista sul mondo dei manga.


MANGAKA MODERNI
Tra le più recenti (2008) produzioni di Jiro Taniguchi vi è Fuyu no Dobutsuen (Zoo d’inverno nell’edizione italiana), volume unico il cui personaggio principale, Hamaguchi, decide di intraprendere il lavoro di mangaka alla fine degli anni Sessanta. Sono certamente presenti elementi autobiografici, ma il protagonista non è l’autore. Dopo alcune vicisitudini, Hama comincia a lavorare come assistente nello studio di Jiro Kondo, professionista già affermato. Vengono così svelate le meccaniche interne di uno studio, ove oltre al mangaka titolare lavora un buon numero di assistenti (possono superare anche la decina) adibiti a compiti vari: inchiostrare le matite, riempire le campiture nere, applicare i retini, cercare la documentazione fotografica, ecc. Gli assistenti non sono tutti uguali, ma sono sottoposti a una vera e propria gerarchia che vede i più esperti e capaci ai vertici. Tra l’altro, nello studio di Kondo è spesso presente anche una redattrice della rivista per cui lavora, il cui compito è far rispettare le ferree scadenze. Così, mentre il giovane Hama impara la professione e si innamora di una coetanea, il lettore è rapito dal tratto pulito e dettagliato, dalle tavole ricche di vignette e dalla scoperta di un mondo del lavoro fatto di dure regole e aspirazioni non sempre soddisfatte.
Diretto a un pubblico più giovane, e non a caso serializzato sulla rivista Shonen Jump, Bakuman è una serie del 2009 di Tsugumi Ohba (testi) e Takeshi Obata (disegni). Ideale per chi vuole imparare a realizzare manga, Bakuman mostra in modo dettagliato l’uso degli strumenti del mestiere (matite, pennini, retini, curvilinee), ma lo fa all’interno di un vivace contesto narrativo. I protagonisti, Mashiro e Takagi, sono due giovanissimi (frequentano ancora la scuola) aspiranti mangaka, che si gettano a capofitto in una professione di cui conoscono bene non solo gli aspetti positivi ma anche i rischi, tra cui quello di non riuscire a “sfondare” e quindi sopravvivere. I due sono inoltre spinti da diverse motivazioni, mentre Takagi vanta una passione sfrenata per il medium, Masashiro è motivato dall’amore per la coetanea Azuki. Ha infatti scoperto che quest’ultima intende diventare una doppiatrice di anime e, se lui riuscirà a disegnare un manga abbastanza popolare da essere trasposto in animazione, la fanciulla potrà doppiare uno dei personaggi. Come spesso accade nei manga per adolescenti, le tematiche scolastiche e sentimentali si fondono col filone principale, supportate tra l’altro da un bel tratto, moderno e ricco di dettagli.


PROFESSIONE DRAMMATICA
La vita del mangaka non è una passeggiata, e a gettare una luce sinistra su una professione tanto ambita da molti giovani, non solo giapponesi, pensa Hideo Azuma col volume unico Shisso Nikki (“Diario di una sparizione”). Autore divenuto molto popolare tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, grazie a svariate serie che vanno dall’umoristico all’erotico, Azuna viene travolto dal proprio successo. Al lavoro contemporaneamente su più titoli, è costantemente sotto pressione e non riesce più a rispettare le impietose deadline, rischiando di perdere il lavoro. Alla fine cede, divenendo prima un barbone e poi un alcolista. Gli anni Novanta sono per lui un calvario durante il quale lotta faticosamente con i propri problemi, alternando la vita da senzatetto con quella di operario. Quando riesce faticosamente a risalire la china, decide di raccontare le proprie esperienze in Shisso Nikki. Anche se il tratto è umoristico e la narrazione distaccata, il dramma di quei lunghi in anni vissuti a corrente alternata dentro e al di fuori della società, oltre che dentro e fuori il mondo dei manga, sono una testimonianza toccante della durezza della professione di mangaka e della società giapponese, un monito per chi desideri entrare a far parte dell’apparentemente dorata industria del fumetto nipponico. A volte, la cosa peggiore che può succedere ai sogni è che si avverino…

Le immagini in ordine di apparizione.
Tavola di Astroboy in cui Tezuka disegna Tezuka. ©Tezuka Prod.
Copertina di Manga Michi. ©Fujiko Fujio
Immagine da Zoo d’inverno. ©Jiro Taniguchi
Copertina del settimanale Shonen Jump dedicata a Bakuman. ©Shueisha, Inc.

venerdì 12 novembre 2010

POESIA ZEN

Un albero senza radici,
Foglie gialle disseminate
Oltre l'azzurro;
Non una nube, non una macchia.

Sozan -Kyonin (IX secolo?)

martedì 9 novembre 2010

UN VOLUME SPLENDIDO


Recentemente pubblicato in edizione italiana, il volume francese "L'inchiostro del passato" (Editoriale Aurea, collana Aurea Comix 7, 80 pagine, 10 euro) è un meraviglioso racconto a fumetti dei francesi Antoine Bauza (testi) e Maël (disegni) ambientato nel Giappone feudale, presumibilmente nel periodo Edo. La storia racconta dell'incontro tra Mohitsu, calligrafo itinerante, e Atsuko, ragazzina dalle grandi potenzialità pittoriche.
L'uomo decide di portare la ragazzina con sé a Edo, per affidarla a un suo vecchio amico pittore perché ne diventi l'allieva. Il viaggio cementa l'amicizia tra i due, destinata a durare anche quando Mohitsu lascia Atsuko a Edo e la bambina diventa una donna e un'artista affermata. Quando l'ispirazione sembra abbandonare Atsuko, è tempo per Mohitsu di tornare a trovarla. Il rapporto tra i due, semplice e complesso al medesimo tempo, più che con le parole si esprime attraverso lunghi silenzi e l'esercizio delle rispettive arti, in un'ottica profondamente giapponese. Ognuno dona all'altro qualcosa, favorendo una crescita reciproca e alimentando quella forza interiore che permette di affrontare le difficoltà della vita, il dolore, la perdita, il solitario cammino che ognuno deve percorrere. Il pittorico disegno di Maël è un incanto, un affresco sentito di un Giappone antico, di cui propone nel dettaglio edifici, costumi, vegetazione come se avesse vissuto in quell'epoca. Ampie vignette dai tenui colori, grazie alle quali ci si immerge in un mondo lontano nello spazio e nel tempo, eppure credibile, quasi tangibile. Un'opera che ci si aspetterebbe da un mangaka, invece è figlia di due francesi che evidentemente conoscono molto bene, e altrettanto apprezzano, la cultura giapponese.

Per l'immagine ©Editions Dupuis

domenica 7 novembre 2010

UKIYO-E: HOKUSAI

DEDICATO A MISHIMA

In occasione dell’anniversario della morte del noto scrittore giapponese Yukio Mishima, avvenuta il 25 Novembre, l’Associazione Culturale Caravella, con il contributo della Provincia di Cagliari, dell’Università degli Studi di Cagliari e con collaborazione del Dojo Tomodachi no kai e del Sushi bar “TAMI”, organizza una manifestazione che, alternando cineforum a degustazioni di cibo tradizionale, invita all’approfondimento della cultura giapponese. Sarà altresì previsto un embukai di Aikido, ossia una dimostrazione di arte marziale tradizionale giapponese. Per informazioni: Associazione Culturale Caravella, Piazza del Carmine, 4 – 09124 Cagliar. Mail: caravella.cagliari@gmail.com

domenica 31 ottobre 2010

UN PREMIO A TANIGUCHI


Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Anche la critica italiana si è accorta del valore di Jiro Taniguchi, durante la fiera del fumetto di Lucca La Giuria dei Premi «Gran Guinigi» 2010 ha assegnato all'artista giapponese il riconoscimento come Maestro del fumetto.
Nato a Tottori (Giappone) il 14 agosto 1947, Jiro Taniguchi debutta come autore completo nel 1970 sulla rivista Young Comic (Shonen Gahosha), grazie alla storia breve Kareta Heya ("La stanza arida"). L’anno successivo vince il premio indetto annualmente da Big Comic (Shogakukan) con il fumetto intitolato Toi Koe ("Voci lontane").
Nel 1975 vede la luce il suo primo manga avente quali protagonisti gli animali, soggetti ricorrenti nelle sue opere, si tratta della serie Namae no nai Dobutsutachi ("Animali senza nome", Kodansha).
Il 1976 inizia la collaborazione con lo scrittore Natsuo Sekikawa, con cui realizzerà molte storie hard boiled per la casa editrice Futabasha, tra cui Rind! 3, Muboi Toshi ("Città aperta"), Nashikaze wa Shiroi ("Il vento dell’est è bianco"), Hotel harbour View (edito in Italia da Planet Manga col titolo Tokyo Killers).
Dal 1980 collabora anche con lo scrittore Caribu Marley per storie di ambientazione boxistica pubblicate sempre da Futabasha: Ao no Senshi ("Il gueriero blu"), Knukle Wars ("Guerre di nocche"), Live Odissey.
Nel 1985 nasce la serie Botchan no Jidai ("L’epoca di Botchan", Futabasha), destinata a vincere l'Osamu Tezuka Award e incentrata su Botchan, un classico della letteratura giapponese scritto da Soseki Natsume e ambientato nel periodo Meiji (1868-1912).
Sempre nel 1985 realizza la serie di fantascienza Chikyu Hyokai Kiji ("Cronaca del dissolvimento della Terra", Kodansha).
Nel 1990 su testi propri comincia la serie Blanca, storia di un cane dotato di poteri psichici pubblicata da Shogakukan. Nello stesso anno nascono anche due serie composte da storie brevi, in seguito raccolte ognuna in un unico volume: Genju Jiten ("Enciclopedia degli animali primordiali", Kodansha) e Aruko Hito ("L’uomo che cammina", Kodansha).
Nel 1992 la storia breve Inu o Kau ("Allevare un cane") vince il premio Shogakukan.
La collaborazione con lo scrittore Shiro Tosaki per Futabasha porta, nel 1993, al volume K, di ambientazione alpinistica.
Nel 1995 scrive e disegna Chichi no koyomi (Al tempo di papà, Shogakukan), vero e proprio romanzo a fumetti, giocato sul filo del ricordo.
Nel 1996, per il settimanale Morning (Kodansha) disegna il fantascientifico Icaro su sceneggiatura del francese Moebius.
Per Shogakukun, nel 1999, scrive e disegna la serie in due volume Harukana machi e ("Al paese lontano"), il cui protagonista è un uomo di 48 anni che si ritrova inspiegabilmente nel passato, all'età di 14 anni, col corpo d'adolescente ma la mente di un adulto.
Sempre in casa Shogakukan, nel 2000 esce Quest for the missing Girl, volume unico imbastito attorno a un rocambolesco salvataggio, che vede uno scalatore fare free-climbing su un altissmo palazzo di Tokyo per soccorrere una ragazza rapita.
Nel 2001 si dedica al Far West, serializzando sulla rivista Weekly Action (Futabasha) la serie Sky Hawk, in cui due giapponesi si ritrovano in mezzo a indiani e cowboy e alle prese con i classici problemi della frontiera americana.

martedì 26 ottobre 2010

TRENI & ALBERGHI


I giapponesi sono dei grandi appassionati di treni, sia reali sia in versione modellino. Così un hotel di Nagano, nel Giappone centrale, ha allestito una speciale stanza dotata di un plastico gigante. Aperta al pubblico dal prossimo fine settimana all'Hotel Metropolitan Nagano, la camera contiene una riproduzione ferroviaria in scala che si estende per sei metri in lunghezza e 1,8 metri in larghezza, dimensioni che ne fanno il modello al chiuso in scala N (9 millimetri di distanza tra i binari) piu' grande del Giappone. La camera, inoltre, si affaccia sulla stazione ferroviaria di Jr Nagano, offrendo una vista privilegiata sui binari del treno proiettile Shinkansen che, naturalmente, e' fornito anche nella versione in miniatura. Il pernottamento varia tra gli 88.000 e i 231.000 yen (780-2.000 euro), mentre per le visite meno prolungate è prevista una quota piu' abbordabile di 3.000 yen (26 euro) a ora.

Fonte: ANSA

LA VITA IN QUESTO MONDO

La vita di questo mondo a che paragonarla,
se non al solco di una barca
che sfuma nella luce dell'alba.

Mansei

domenica 24 ottobre 2010

AUTUNNO


In molte piccole città giapponesi, durante tutto l'autunno si svolgono le feste del raccolto. Il giorno preferito per tali manifestazioni è ovviamente la domenica, gli strumenti tradizionali emettono la loro musica e il sakè scorre abbondante.
Inoltre la fine dell'estate e l'arrivo dell'autunno rappresentano un periodo di nostalgia. Per questo motivo molte famiglie dopo cena si riuniscono per contemplare la Luna. Il malinconico satellite è anche al centro di alcune leggende, come quella della principessa Kaguya, rimasta intrappolata sul nostro pianeta e desiderosa di ritornare tra le creature lunari.

TEMIBILE HOKUTO


I fan di Ken il guerriero strabuzzeranno gli occhi davanti a questa bella statua del personaggio, alta una ventina di centimetri e in posa tipica. Realizzata dalla Kaiyodo, azienda giapponese specializzata in tali produzioni, può essere acquistata anche in Italia (per info: fioridiciliegio@alice.it).

EFFIMERO SPETTACOLO

Sessantasei volte i miei occhi hanno contemplato l'effimero spettacolo dell'autunno.
Ho parlato abbastanza del chiaro di luna. Non chiedetemi altro.
Ascoltate soltanto la voce dei pini e dei cedri quando non c'è più un alito di vento.

La monaca di Ryonen

KYOKO TRIDIMENSIONALE


Dopo quelle dedicate a Lamù, la Kayodo ha commercializzato una coppia di splendide miniature dedicate a Kyoko (personaggio dalla serie Maiso Ikkoku), altro creazione d Rumiko Takahashi. Realizzate da Bome (artista maestro nella creazione di figurine sexy), le miniature sono in pose differenti e fanno parte della collezione Bottle on Figure. Sono infatti sedute su una sorta di capsula che può essere incastrata su qualsiasi bottiglia in modo da far diventare il personaggio un artistico tappo. Chi volesse acquistare le miniature può chiedere informazioni a fioridiciliegio@alice.it
Per chi non conoscesse Maison Ikkoku, ecco un breve sunto della serie (nata come manga e diventata anime e live action).
La Maison Ikkoku è una modesta ma dignitosa pensione. In italiano il suo nome è traducibile con "casa dell'attimo fuggente", definizione che fa probabilmente riferimento all'orologio sito sulla torretta della pensione, perennemente fermo sulle 11 e 25, oppure a tutti i fuggevoli momenti vissuti dai due protagonisti principali. Casa Ikkoku viene infatti gestita dalla giovane e decisamente carina Kyoko Chikusa Otanashi che, rimasta vedova, si è rimboccata le maniche e ha deciso di lavorare e di condurre la pensione da sola. I suoi inquilini sono persone disparate: studenti che hanno bisogno di una stanza vicino all'università, impiegati costretti a non allontanarsi troppo dal posto di lavoro, persone con troppo poco denaro per potersi permettere una casa propria. L'inquilino più importante è il giovane Yusaku Godai, studente universitario che ben presto si innamora di Kyoko. I suoi sentimenti incontrano però non pochi impedimenti: la sua paura a dichiararsi, la differenza di età esistente tra i due (Kyoko ha qualche anno in più), il legame ancora esistente tra Kyoko e il ricordo del suo defunto marito e, dulcis in fundo, un rivale in amore, Shun Mitaka, l'insegnante di tennis di Kyoko. Si crea quindi il classico triangolo amoroso pieno di titubanza, gaffe e incomprensioni, a cui si aggiungono i fastidi causati dagli impiccioni e dispettosi inquilini. La signora Hanase Ichinose, per esempio, è la classica pettegola pronta a mettere il becco nelle faccende altrui. La disinibita Akemi Roppongi provoca invece Godai con le sue vestaglie trsparenti. Il signor Yotsui impedisce al ragazzo di studiare. Così tra mille situazioni tra il tragico e il ridicolo, la tormentata storia d'amore va avanti fino a quando Kyoko contraccambia le aspettative dello spasimante e i due decisono di sposarsi. Ovviamente anche i preparativi per il matrimonio sono funestati dagli scomodi inquilini…

giovedì 21 ottobre 2010

BUON COMPLEANNO, KEN


Compio oggi gli anni l'attore Ken Watanabe. Nato il 21 ottobre del 1959, figlio di un’insegnante e di uno studioso di calligrafia, comincia a interessarsi alla recitazione all’età di 24 anni, quando un regista della England’s National Theatre Company, in visita presso la scuola in cui studiava, disse che «recitare era un dono speciale». È noto al grande pubblico internazionale grazie alla pellicola del 2003 "L'ultimo samurai", nella quale recita a fianco di Tom Cruise.

L'ANNIVERSARIO DI SEKIGAHARA

La battaglia di Sekigahara ebbe luogo il 21 ottobre 1600. In questa località (a circa 100 km da Osaka) si scontrarono i daimyo orientali con quelli occidentali. La battaglia non era che l'atto conclusivo del tentativo di Ieyasu Tokugawa, potente signore feudale, di raggiungere il potere e unificare il Giappone allora diviso. La coalizione anti-Ieyasu era teoricamente la più forte (130.000 uomini contro 80.000), ma divisa al proprio interno. Così Ieyasu prese accordi segreti con alcuni feudatari occidentali, che nel corso della battaglia passarono dalla sua parte contribuendo al suo trionfo. Con questa vittoria, Ieyasu riuscì nel suo intento, divenne shogun e i Tokugawa dominarono il Giappone per 250 anni.

FUMETTI IN METROPOLITANA


Fin dagli anni Settanta la metropolitana di Tokyo ha usato i manga (ma anche i fumetti occidentali più famosi, come Superman) per poster con messaggi diretti ai passeggeri (non dimenticate l'ombrello, non buttate cicche a terra, ecc.). Inoltre ha talvolta decorato le carrozze dei propri treni con coloratissimi disegni. Ecco alcune immagini esempio.




venerdì 10 settembre 2010

JAPAN UNDERGROUND


In Giappone la mancanza di una religione “repressiva” e quindi l'inesistenza di un concetto come “peccato” ha evitato la penalizzazione del sesso, considerato una cosa molto naturale, priva di quei tabù tipici delle culture occidentali. “Per loro (i giapponesi, n.d.r.) il sesso non ha la stimma del diavolo, poiché non è correlato alla moralità”, scrive Jack Seward, uno studioso americano, nel suo libro The Japanese. “Anche se non lo praticano nelle strade, non hanno motivo di reprimerlo o di coprirlo con un telo di vergogna o di discuterne sottovoce.” Il sesso, insomma, fa parte delle normali attività dell'individuo, non è quindi necessario nasconderlo. Anche per questo motivo l'editoria, l'arte, il cinema, i manga, ogni forma di intrattenimento e di svago legate al sesso sono in Giappone molto diffuse. Nel volume Japan Underground Gabriele Rossetti prova, e con buoni risultati, a fornire un quadro di questo variegato mondo in bilico tra erotismo e pornografia, gioco e necessità fisica, tradizione e modernità. Analizza quindi le attuali espressioni dell'erotismo nipponico, ma lo fa anche cercandone le motivazioni e le origini culturali, svelando un mondo talvolta bizzarro e curioso, che oscilla tra divertimento e perversioni, anche in modo schizzofrenico. Basti pensare che pur essendo il Giappone uno dei Paesi sessualmente più liberi, da una recente indagine risulta che le coppie che non fanno l'amore per più di un mese siano il 31,9%, mentre quelle che lo evitano per oltre un anno siano il 19%. E allora i Love Hotel, le Soapland, le riviste piene di annunci sexy forniscono servizi che vanno incontro alle esigenze di un popolo sessualmente disinibito ma, a causa di carenze di tempo e difficoltà nel socializzare, impedito nella realizzazione dei propri bisogni erotici. Un nutrito apparato iconografico arricchisce il volume, dalla grafica libera e molto pop che inizialmente suggestiona ma alla lunga rende un po' faticosa la lettura, che deve districarsi tra inchiostri colorati e testi frammentati in box di ogni foggia e dimensione.

Japan Underground
di Gabriele Rossetti
Castelvecchi
brossurato, colore, 264 pagine, 18,00 euro

mercoledì 25 agosto 2010

ADDIO, SATOSHI


La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno e si diffonde nella rete. Il 24 agosto, a soli 46 anni di età, si è spento Satoshi Kon, sconfitto dal cancro.
Considerato, giustamente, uno dei più interessanti animatori della nuova generazione, ha cominciato a lavorare sotto l'ala protettiva del più celebre Katsuhiro Otomo. Kon èstato infatti suo assistente per il lungometraggio Akira, e ha continuato a collaborare con lui sui film Roujin Z e World Apartment Horror. Nel film a episodi Memories, nato sempre da un'idea di Otomo, si è occupato della sceneggiatura del primo mediometraggio. Poi il discepolo ha acqusito autonomia allontanandosi dal maestro e firmando una manciata di lungometraggi che hanno raccolto consensi anche presso la critica mainstream.
Il suo debutto come regista di lungometraggi è avvenuto nel 1997 con Perfect Blue. Sorta di psicho-thriller, incentrato sulla giovane Mima, una cantante che viene spinta dai suoi agenti a intraprendere la professione di attrice.
Il tema di realtà e finzione che si confondono torna nel successivo Millennium Actress, in cui è ancora una volta un'attrice a mescolare elementi reali della propria vita con spezzoni delle pellicole cui ha partecipato. Altra importante prova d'autore è data dal film Tokyo Godfathers, in cui imbastisce una sorta di favola moderna, in cui tre vagabondi durante la vigilia di Natale trovano tra i rifiuti di Tokyo una neonata. Nel 2006 arriva il film Paprika, ancora con spunti psicoanalitici e personaggi femminili. Perno attoro a cui ruota la vicenda è la misteriosa macchina DC Mini, frutto di una tecnologia sperimentale che permette di aprire le porte del mondo dei sogni.
Kon è stato anche un eccellente mangaka, come dimostrano i volumi World Apartment Horror (su testi del solito Otomo) e La stirpe della sirena.

domenica 1 agosto 2010

QUEL TESORUCCIO DI LAMÙ


La Kayodo ha appena commercializzato una coppia di splendide miniature dedicate a Lamù (Lum in originale), la simpatica alienina inventata da Rumiko Takahashi. Realizzate da Bome (artista maestro nella creazione di figurine sexy), le miniature sono in pose differenti e hanno un diverso colore di capelli. Sono sedute su una sorta di capsula che può essere incastrata su qualsiasi bottiglia in modo da far diventare il personaggio un artistico tappo. Per chi non conoscesse Lamù, il suo manga scritto e disegnato dalla Takahashi viene pubblicato tra il 1978 e il 1987 sulla rivista Shonen Sunday della casa editrice Shogakukan. Una delle sue componenti principali sta nella capacità di abbinare quotidiano e fantastico. Una particolare miscela che la Takahashi confessa di avere in parte assorbito dai libri di Yasutaka Tsutsui, scrittore attualmente ben noto ai fan di manga e anime, ma a fine anni Settanta noto principalmente ai lettori di fantascienza. Sempre da Tsutsui arriva il gusto per lo slapstick, ovvero per la comicità basata sul linguaggio del corpo, di cui i personaggi Urusei Yatsura sono estremamente dotati.
Chi volesse acquistare le miniature (vendute separatamente e ognuna contenuta in un bel box trasparente) può scrivere a fioridiciliegio@alice.it

sabato 31 luglio 2010

UN BUON ANIME


I ricordi rappresentano una delle maggiori fonti d’ispirazione per ogni forma di narrativa. Non sappiamo quanti personali frammenti del passato di Akio Nishizawa siano presenti nel lungometraggio animato Le voci della nostra infanzia, ma dato che la pellicola è ambientata nel 1956, quando il regista aveva quattordici anni, è probabile che abbiano svolto un ruolo importante. Apparentemente, la storia non racconta nulla di eclatante, concentrandosi sulla vita di un gruppo di ragazzini all’ultimo anno delle elementari, alle prese con la vita quotidiana e con un concorso canoro scolastico. Eppure, sia le vicende personali dei personaggi, sia i mille dettagli che li circondano, vanno a formare un complesso puzzle la cui composizione svela il Giappone del periodo, non solo nei suoi aspetti pratici, ma anche in quelli più profondi, quasi spirituali. Nazione messa in ginocchio da una guerra perduta e dalla messa in crisi di alcuni valori tradizionali, cerca faticosamente un nuovo equilibrio tra passato e futuro, in un presente ricco di difficoltà ma anche di opportunità. La crescita del giovane Akira e dei suoi compagni non è che la metafora della ricostruzione del Giappone, che passa inevitabilmente per la formazione dei suoi cittadini più giovani, splendidamente caratterizzati dall’ottima sceneggiatura. Di fronte all’evidente spessore narrativo, si perdona volentieri un’animazione non eccelsa accompagnata da un disegno non spiacevole ma semplice e con qualche evidente difetto (come il pallore cadaverico di alcuni personaggi femminili).

Titolo: Le voci della nostra infanzia
Titolo originle: Furusato Japan (“Giappone, la nostra patria”)
Anno: 2007
regia: Akio Nishizawa
Sceneggiatura: Akio Nishizawa
Durata: 96 minuti
Prezzo: 25,00 euro
Editore: Kaze

mercoledì 28 luglio 2010

PIÙ GIAPPONE A LUCCA


Nella prossima Lucca Comics verrà ingrandita l'area dedicata al Giappone. La manifestazione del mondo del fumetto e del gioco di ruolo, infatti, ha deciso di ampliare quello che viene chiamato 'Japan Palace' e che si trova nell'ex Real Collegio. Quest'anno, l'area a disposizione comprenderà due chiostri e numerose sale, dove sara' possibile avvicinarsi alla cultura giapponese. Sarà così possibile assistere alla cerimonia del the, imparare ad indossare il tradizionale kimono e avvicinarsi alla musica giapponese e alle forme di poesia tipicamente giapponese come l'aiku.

sabato 24 luglio 2010

KEI KISHIMOTO


Il manga Gantz, di Hiroya Oku, è una misteriosa storia di fantascienza per cui, dopo essere morti, un gruppo di ragazzi si ritrova in una stanza in compagnia di una sfere nera che li invita a intraprendere uno strano gioco, per cui devono eliminare mostruosi nemici con armi avveniristiche. Tra i personaggi vi è anche Kei Kishimoto, una prosperosa ragazza che, stanca di una vita fatta solo di studio, decide di suicidarsi. Ma dopo essersi tagliata le vene nella vasca da bagno, compare nella stanza di Gantz completamente nuda. Un viso molto carino e un corpo mozzafiato sono le sue principali caratteristiche. Nel disegnarla, Oku si è ispirata alle idol giapponesi, stelline dello spettacolo che contano più sull’aspetto fisico che non su doti artistiche. Questo spiega il suo prorompente seno, abbondantemente esposto in questo modello come nel manga. Certo, combattere in bikini non deve essere facile, ma è il prezzo da pagare per entrare a far parte dei sogni erotici dei lettori adolescenti.
Chi volesse acquistare la statuetta può provare a scrivere a fioridiciliegio@alice.it

LA SCHEDA
Altezza: 12 cm
Scala: 1:8
Dipinta: sì
Materiale: PVC
Origine: manga/anime
Produttore: Yamato
Scultore: Naoki Nishimura
Anno di produzione: 2004
Prezzo: 5.040 yen

giovedì 22 luglio 2010

UN ARCOBALENO PER GON


L'italiana Rainbow (responsabile del successo delle Winx) e la coreana Daewon Media hanno firmato un accordo per la distribuzione televisiva e il licensing, in Europa, della nuova serie in animazione 3D Gon. Daewon, una delle maggiori aziende d'animazione coreane, ha infatti iniziato la produzione della nuova serie 3D Gon che verrà ultimata a fine 2011. La serie, ovviamente. è un adattamento del manga Gon, di Masashi Tanaka ed edito da Kodansha, incentrato su un piccolo e pestifero dinosauro (il Gon del titolo).

fonte: rivista Toy Store
per l'immagine ©Masashi Tanaka/Kodansha Ltd.

ESTATE

venerdì 9 luglio 2010

VERGOGNA!


Sul sito del Manifesto (a cui rimandiamo) il 4 luglio è apparso un interessante articolo sulla vergognosa censura che attualmente viene applicata in Giappone allo sterminio di delfini. Riportiamo una parte dell'articolo qui sotto, nella speranza che la diffusione della notizia aiuti in futuro a evitare tali massacri.
"Brutto giorno ieri per il Giappone e per i giapponesi. Intolleranza, minacce, e picchetti volanti (minuziosamente concordati con la polizia..) dei soliti nazionalisti hanno ancora un volta impedito che il pubblico possa tranquillamente vedere THE COVE, il documentario (Premio Oscar, quest’anno) americano che denuncia il massacro annuale dei delfini a Taiji. Il docufilm, che a volte cede al fascino degli effetti sociali e nel commento è decisamente un po’ fazioso (e allora?) era stato regolarmente programmato dai grandio circuiti della distribuzione, ma una massiccia ed efficace campagna intimidatoria (migliaia di telefonate minatorie compiute contro i gestori, i distributori, perfino lo staff dei cinema) ha fatto cambiare idea, uno dopo l’altro, a tutti i grandi cinema. Resta il piccolo, ma molto attivo e capillare, circuito d’essai. A Tokyo e Yokohama ieri, due piccoli cinema hanno finalmente proiettato il film, ma il tam tam organizzato dai nazionalisti è riuscito a tenere lontano il pubblico. Così, davanti a Image Forum, una sorta del romano Filmstudio, ieri mattina c’era solo gli “addetti ai lavori”: fascistoni “a ore”, poliziotti e giornalisti. Quesi ultimi divisi in due gruppi ben distinti (dalla polizia…): gli stranieri, impegnati a riprendere i nazionalisti e i loro slogan pittoreschi (“porci stranieri”, “rispetto per il Giappone”, “noi mangiamo i delfini, voi i bambini” etc etc) e i media locali, interessati invece a intervistare, e riprendere, i giornalisti stranieri. “Ma tu da dove vieni?”, “Ma in Italia ci sono delfini?”, “Ma è vero che voi mangiate i conigli” etc etc.
Alla fine, a rimetterci sono i giapponesi. Che all’estero continuano ad essere (ingiustamente) accusati di essere dei barbari massacratori (e divoratori) di delfini , mentre in patria continuano ad essere addirittura all’oscuro che, in una sperduta e nascosta baia di Taiji, nel sud del Giappone, ogni anno, un piccolo gruppo (al massimo una trentina, riuniti in una cooperativa chiusa) di pescatori paraculi (il lucroso business degli acquari internazionali è la loro UNICA motivazione) e senza scrupoli continua una “tradizione” che non c’è. Uccidere i delfini non è una tradizione gastroculturale (visto che oltre il 90% dei giapponesi non l’ha mai mangiata), ma puro business. Di cui, diciamocelo, siamo un po’ tutti responsabili, visto che quando portiamo i nostri figli nei delfinari, ad ammirarne le evoluzioni, alimentiamo, direttamente, il commercio di questi mammiferi e il gruzzolo dei pescatori di Taiji."

fonte : blog.ilmanifesto.it/furore/2010/07/04/al-giapponesi-non-far-sapere/

VEGETARIANESIMO CONTRO DEPRESSIONE


Una ricerca del National Center for Global Health and Medicine di Tokyo, diretta dal dottor Akiko Nanri, ha portato alla conclusione che una dieta vegetariana è di aiuto contro la depressione, sia per prevenirla che per combatterne i sintomi.
Un effetto benefico che migliorerebbe nel caso tale dieta fosse filo orientale, ovvero ricca di alimenti tipici della cucina giapponese (soia, carote, zucche, funghi, vegetali verdi, cavoli cinesi, rape, ravanelli, verdure, tofu, alghe, patate, frutta e tè verde).La squadra del National Center ha lavorato con 500 volontari, facendo compilare 2 questionari distinti. La prima serie di domande riguardava le abitudini a tavola, la seconda eventuali sintomi depressivi.
Mettendo assieme i dati, è stato innanzitutto notato come gli stili alimentari ricadessero in tre categorie: la classica occidentale, basata su una ricca colazione, la dieta a base di grassi animali e, infine, quella a base vegetale.
Successivamente, tali modelli sono stati messi in rapporto ai sintomi depressivi dei proprietari. Nanri e colleghi hanno così scoperto come la dieta vegetale del Giappone riducesse del 44% i sintomi della depressione rispetto agli altri 2 sistemi.

Fonte: A Nanri, Y Kimura, Y Matsushita, M Ohta, M Sato, N Mishima, S Sasaki, T Mizoue, "Dietary patterns and depressive symptoms among Japanese men and women", European Journal of Clinical Nutrition

martedì 22 giugno 2010

IL GIAPPONE IN FOTO


A Brescia, dal 23 giugno al 24 luglio si tiene la mostra, del fotografo Alberto Mancini, dal titolo "Three Months in Japan".
Alberto Mancini Nato a Brescia nel 1975, città nella quale tuttora vive e lavora, Mancini comincia a occuparsi di fotografia negli anni Novanta. Tra il 2002 e il 2003 inizia la cooperazione con studi fotografici dai quali impara il "mestiere" continuando per qualche anno fino al 2007. La decisione di intraprendere il lavoro di fotografo con le sue forze, attivandosi appieno per poter vivere con la propria passione in campi quali la Ritrattistica ed il Reportage, sia esso “commerciale” che privato. Ritrovatosi quasi per caso in Giappone, ha scattato molte foto ora raccolte nella mostra. Ecco come ricorda quel viaggio. "Non fu solo un viaggio di piacere, ma un impegno da parte mia a voler cambiare vita. Per un paio d’anni funzionò ma, come spesso accade a chi fa una scelta di questo tipo, impulsi simili a quelli che mi avevano spinto ad andarmene mi hanno poi ricondotto alla latitudine dove invece mi trovo ora, nel luogo dal quale avevo deciso di allontanarmi.
E qui sono rimasto, vivendo e lavorando, o meglio, lavorando vivendo.
Le fotografie che presento sono frammenti inediti di quel fotografo che ancora non ero, ma che sentivo fortemente di voler diventare; sono una minuscola documentazione del mio primo approccio con il Giappone, luogo che si è offerto, anche in seguito, come spazio dove posare il mio sguardo fotografico."

domenica 20 giugno 2010

20TH CENTURY BOYS VERSIONE LIVE


In Italia la trilogia live action tratta dal manga 20th Century Boys ancora latita, ma in inglese è possibile acquistare i film in DVD a buon prezzo. Nelle tre pellicole, come nel manga che le ha ispirate, presente e passato si mescolano grazie a continui flashback. La storia oscilla quindi tra la fine degli anni Sessanta e la fine dei Novanta. La cultura popolare giapponese del passato emerge prepotente alla memoria con tutto il suo fascino pop. La storia si apre a fine anni Novanta, con Endo Kenji, alle prese col proprio negozietto aperto 24 ore al giorno. Improvvisamente, la strana morte di un amico riporta alla memoria dettagli di un passato dimenticato. Una misteriosa setta, guidata da colui che si fa chiamare “l’Amico”, utilizza simboli e profezie immaginati da Kenji e dai suoi amici durante l’infanzia…

per l'immagine
© 1999, 2006 Naoki Urasawa, Studio Nuts, Shogakukan
© 2008 “20th Century Boys” Film Partners

NUOVO BLOG!


Non è dedicato al Giappone, ma manga e anime vi fanno capolino spesso. Si tratta del nuovo blog tihospeditounfumetto.blogspot.com. Chi vuole vedere qualche bella immagine "postale" può farci un salto, vi troverà anche Jiro Taniguchi e Astroboy, ed è solo l'inizio. Inoltre, sono tutti invitati a partecipare.

SANTI IN VERSIONE MANGA


A quanto pare i Saint Seya, noti in Italia come Cavalieri dello Zodiaco, non sono gli unici santi dei manga. “Che santo è?” è un curioso volumetto che propone le schede di un centinaio di santi della religioni cattolica, accompagnati da altrettanti disegni in stile manga degli stessi. Secondo quanto spiegato nell’introduzione dal curatore del volume, Paolo Linetti, tutto nasce da una frase di un don secondo il quale “i ragazzi di oggi non sanno più riconoscere i santi, guardano solo i cartoni animati”. Così, appassionato di anime, Linetti ha deciso di dimostrare che gli anime e i manga se affidati a mani capaci possono veicolare qualsiasi tipo di messaggio. A prescindere dall’appartenenza religiosa, l’obiettivo sembra raggiunto, i santi risultano immediatamente simpatici e i manga segnano un altro punto a loro vantaggio. Chi volesse maggiori informazioni o acquistare il volume puo scrivere a: info@studioebi.it

lunedì 14 giugno 2010

ARRESTATO A CAUSA DI ONE PIECE


L'agenzia giornalistica Ansa riporta la seguente notizia. "Un ragazzo di 14 anni e' stato arrestato a Nagoya, in Giappone, per aver caricato illegalmente su YouTube i contenuti di un manga. Secondo quanto riferito dalla polizia, lo studente, al terzo anno di scuola media, è sospettato di aver caricato le pagine fotografate del fumetto 'One Piece' (190 milioni di volumi venduti dal 1997) in quattro occasioni diverse, tra dicembre e febbraio, utilizzando il computer di casa, prima che queste venissero pubblicate." Non è ben chiara la frase "prima che queste venissero pubblicate". Si intende forse che il ragazzo aveva accesso alle tavole originali? Più probabilmente, il poco esperto giornalista (poco esperto di manga, intendiamo) voleva dire prima che venissero pubblicate in volume (ma erano già apparse su rivista).

ROBOT GIAPPONESI SULLA LUNA


No, non si tratta del titolo di un film di fantascienza, e non c'entrano neanche i tokusatsu. Secondo una notizia diffusa dal sito del Corriere della Sera, la Waseda University sta portando avanti un progetto del centro di ricerca presieduto da Katsuhiko Shirai, secondo il quale entro il 2015 dovrebbero essere messi in orbita intorno alla Luna alcuni robot che avrebbero il compito di monitorare e studiare il nostro satellite. Successivamente entro il 2020 ci sarebbe la discesa sul suolo lunare di speciali droidi che si stabilirebbero nei pressi del polo sud lunare. Il progetto avrebbe un costo stimato di 2,2 miliardi di dollari (circa 1,83 miliardi di euro) e sarebbe, nelle intenzioni del governo giapponese, solo il primo passo di una successiva esplorazione del nostro sistema solare.

venerdì 11 giugno 2010

I CIOCCOLATINI DI ULTRAMAN